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日志


11月29日

E così ho ripreso a studiare...

Da oggi torna lo studente 742728. Lo avevamo lasciato con una laurea in Scienze Politiche più di un anno fa, ma ora è nuovamente pronto a calcare il prato della città universitaria. Stavolta però nella sempre più rossa Lettere (ma 'na facoltà nera mai eh?) con indirizzo in Storia delle Religioni. Capire gli antichi per conoscere noi stessi. Chi siamo. Da dove veniamo. Perchè crediamo. Sarà una buona occasione per rinfrescarmi la memoria con lo studio della letteratura greca e latina, oppure per conoscere nuove ed interessanti cose. Già mi affascina l'esame di Etruscologia; sarà perchè in gita alle elementari buttai Volpetti in mare a Tarquinia. Le discipline demoantropologiche non sono da meno. Pensate che bello conoscere i riti e le credenze popolari del profondo sud oppure del Piemonte, od ancora i benandanti, quella setta accusata di licantropismo presente in Italia nel XVII secolo e ripresentatasi inspiegabilmente nella steppa ucraina. Conoscerò l'Africa, la tradizione dei pellerossa e l'attualissimo Islam...oltre che l'amatissimo shintoismo giapponese. In fondo Sannò Kai vive da molti anni sul mio corpo, quando del Giappone molti non ne conoscevano nemmeno un pizzico di storia. Ora invece va di moda. Ah Yukio...aiutaci tu!
11月24日

God only knows

Avevo sempre saputo che Riccardo era un genio. Lui non ci credeva e quell'aspetto trasandato non rendeva il suo estro. Ma io glielo dicevo da sempre. Pure a scuola. Le interrogazioni degli altri erano un bel modo per distrarsi ed occuparsi dei fatti propri, ma quelle sue in filosofia erano uno spettacolo più unico che raro. Ascoltavamo incantati le disquisizioni della scuola di Atene, l'autorità del Leviatano, l'oltreuomo nicciano, la lotta di classe di Marx. E io glielo dicevo sempre che era un genio. Ed è colpa mia se non è uscito con il massimo dei voti dal Liceo. Non avrebbe dovuto mai conoscermi. Altrimenti le note sul registro oppure i 4 non se li sarebbe mai beccati per questo. Sò che in fondo disprezza i titoli accademici e che quel suo passato da fascio lo porta ancora nel cuore nonostante ora sia dall'altra parte della barricata. Sò che non me ne vorrà se ora pubblico un suo pezzo geniale sicuro che un giorno avrà successo. Quando esso ti incoronerà mi troverai sul ciglio della strada, seduto e coi piedi penzoloni sopra un muretto di ciottoli. E ti tirerò i sassi, come facevamo da piccoli. E tu riderai e gioirai di avermi ritrovato su quella strada, la cattiva strada.

 

SENTIRE O ESSERE



God Only Knows (Wilson/Asher)



The Beach Boys



Pet Sound – 1966





Una volta ho letto su una rivista musicale che God Only Knows era troppo bella per essere vera. O almeno credevo di averlo letto. Perché poi sono andato a ripescare quella rivista e il commento esatto su quella canzone fatta da un redattore o un lettore sconosciuto era: “God Only Knows è talmente bella che non riesci neanche a capire perché”, il che è indubbiamente molto diverso; un conto l’inspiegabilità di qualcosa di reale, un conto la non realtà, sentire qualcosa che non c’è da sentire qualcosa che c’è, pur invisibile, o inspiegabile, o inesprimibile.

Ma con questa canzone ho sempre avuto i miei problemi, come con tutte le canzoni dei Beach Boys. Perché sapete, potete dirmi quanto volete che nella loro musica si senta il divertimento, la spiaggia, il mare, le ragazze, ma la verità è che io nel loro big old sound ho sempre sentito una malinconia infinita, come se il vento caldo dell’estate che usciva dai loro strumenti avesse dentro un refolo glaciale che facesse rabbrividire i nostri corpi sudati nel macello delle estati e della vita. Una malinconia nascosta nel divertimento in un modo mille volte più raffinato dei pagliacci che rimanevano di traverso nelle nostre risate di bambini.

Così la distonia tra le orecchie e il cuore provocata dalla loro musica si è ripercossa nel ricordo dei commenti su di loro, imbrogliandomi tra l’inesistenza e l’inspiegabilità. E io una notte ho anche inviato un sms solitario alla donna della mia vita e le ho scritto proprio che qualcuno avesse scritto che God Only Knows era troppo bella per essere vera, sbagliando due volte (trascurando gli innumerevoli sbagli precedenti), prima nel ricordo del commento e, soprattutto, nel significato che la canzone porta con sé. Ora non voglio intrattenervi nella mirabolante lotta che si consuma da anni tra me e la comprensione dell’inglese, ma vi basti sapere che quando io ho inviato quel messaggio nel cuore della notte, ero convinto che Carl Wilson dicesse che solo Dio sa what I feel without you (inspiegabilità del sentire e lontananza di lei), e questo volevo dirle. E sappiate che il giorno dopo, quando io mi allontanavo dalla sala Bingo, dove lavoravo in quel periodo marcio della mia vita e dove ogni giorno mi si attaccava sulla pelle il fumo delle sigarette rancorose dei clienti e lo schifo della pazzia latente nell’aria che risucchiava giocatori e dipendenti fino a spandersi sulle soglie dell’entrata e dove carni flaccide e occhi spenti e bestemmie sussurrate ad ogni santo numero snocciolato dalla speaker si mescolavano alle centinaia di monetine contate dai cervelli di pastafrolla di noi dipendenti e ai nostri anni devastati da solitudini interinali, quando mi allontanavo dalla Sala Bingo, dicevo, e pedalando piano sulla bicicletta cercavo di riprendermi un po’ di bellezza dal mondo succhiando con gli occhi e con il naso Roma stupenda e immensa di notte, e i Lungotevere deserti e la guazza di inizio aprile che sale dal fiume, mentre mi allontanavo dalla sala Bingo e succhiavo Roma bellissima e immensa, dicevo, e sfrecciando ora veloce, nella notte, tra i vicoli deserti del ghetto e i suoi sampietrini sghembi e mi lasciavo dietro la Sinagoga illuminata a giorno e nelle orecchie mi risuonava quella canzone in un loop infinito che impiccava le mie nostalgie, ho iniziato a smentire ciò che io volevo che quella canzone dicesse e ipotizzare che dicesse che solo Dio sa what I’ve been without you (inspiegabilità dell’essere stato e presenza di lei nel momento). Ma in realtà, sapete bene, fans di vecchia data dei Beach Boys di fronte ai quali io, giovane neofita, non sono che un pulcino, che anche questa interpretazione non era altro che una proiezione dei miei desideri di ricongiungimento e saturazione dolce delle ferite, desideri che immaginavo proprio così, con ferite da leccare dolcemente immersi nell’aurea di miele di quella musica. E sappiate che il giorno dopo quel giorno dopo, dopo averla incontrata l’ennesima volta e per l’ennesima volta essermi fatto sbattere in faccia l’ineluttabilità della perdita e le dinamiche devastanti per entrambi ad essa legate, ho ostinatamente rimesso nelle orecchie quella canzone che non riesci a capire come faccia ad essere così bella e mi sembrava che il cantante avesse di nuovo modificato il testo e dicesse che solo Dio sa what I’ll be without you (non consapevolezza di ciò che sarà e definitiva perdita di lei, però ancora dietro l’angolo).

E da allora è passato più di un anno, anche se sembra ieri, e io solo oggi ho avuto il coraggio di ascoltare di nuovo quella canzone e cercare il testo e scoprire finalmente che quel verbo essere che il cantante in collaborazione con la mia schizofrenia aveva giostrato a suo piacimento modificandolo addirittura in sentire, in sensazioni, era usato al condizionale presente, che solo Dio sa what I’d be without you (inspiegabilità dell’essere privato di lei in quel momento ben presente e ben lontano dall’andarsene, se si è stati capaci di donarle una melodia così celestiale e immacolata da qualsiasi bruttezza), e ho capito che se allora edificavo interpretazioni così diverse, flagellandomi l’anima di notte e fuggendo dal lavoro e andando al lavoro perdendola per sempre, era solo perché non potevo accettare che quella canzone, troppo bella per essere vera, non riguardasse quello che stavo vivendo.

Volevo che quella canzone dicesse proprio che solo Dio aveva gli strumenti necessari per capire quello che sentivo, e quello che sono stato nell’isolamento spinto di quei mesi, e quello che sarei stato senza di lei e senza il fantasma di lei con cui avevo a lungo camminato per sopravvivere, per sempre.

Volevo che quella canzone dicesse tutto questo, e solo per me lo ha fatto, facendomi sprofondare in quel suono divino e catartico capace di guarire ogni cosa tranne il mio dolore, ma non le porto rancore per questo, che solo Dio avrebbe potuto guarirmi. Solo Dio o solo lei, se io fossi stato capace di guarirla da malato.

God Only Knows era talmente bella che non riuscivo neanche a capire perché.

God Only Knows è troppo bella per essere vera.

Riccardo Iori


 

11月18日

Il canto del cigno...(x i camerati)

"...La verità è che ci si domanda come il giorno dopo si troverà abbastanza forza per continuare a fare ciò che s'era fatto il giorno prima e da molto tempo, dove si troverà la forza per quei tentativi stupidi, per quei mille progetti che non arrivano a nulla, per quei tentativi di uscire dalla schiacciante necessità, tentativi che falliscono sempre, e tutti per convincersi, una volta di più che il destino è insormontabile, che bisogna ricadere in basso dalla muraglia, ogni sera, sotto l'angoscia di questo domani sempre più precario, sempre più sordido...
L.F. Celine
        "Viaggio al termine della notte"
11月13日

Alla vita

"La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli altri uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più povero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia."
 
                                                 (Nazim Hickmet)
11月4日

Sol lucet omnibus

Eccomi qua,
credevate fossi morto oppure dietro le sbarre...ed invece niente di tutto questo!
Sono vivo e vegeto e con una forte voglia di continuare a lottare...
A parte il fatto che ci sono voluti più di 10 giorni per installarmi fastweb per il resto posso dirvi che una delle due sorprese di cui vi accennavo in un intervento precedente è completata. Ho scritto un libro! Ora lo sto ricontrollando e presto lo farò circolare clandestinamente...La sfida a Melissa P. è cominciata, arbitro Fabio Volo. Ahahahaha scherzo...sicuramente lo leggeranno in 10, ma vi assicuro che le gesta di Maciste, Cockney, Gèreb, Yukio e Clemenza vi affascineranno. E' una strana storia, comincia più o meno dalla fine poi torna indietro di più di dieci anni; si ferma ad uno squallido bar di via Empolitana, passa per Londra, l'Umbria, la Puglia, la Spagna e torna a Roma. Ci sono i ragazzini e i senatori, gente onesta e figli di nessuno disposti a tutto. "Dirty deeds done dirt cheap" direbbero gli Ac/dc. Ci sono le facce incontrate in questo pezzo di vita. Sguardi fugaci, mozziconi di sigaretta, tatuaggi e cicatrici in faccia...da non perdere insomma!!!
 
Oggi ascolto Vivaldi e sono in delirium tremens...leggo Chatwin "in Patagonia" e mi preparo per andare a lavoro...
A presto miei cari!