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    April 25

    Due volte la cometa

    Nella sua vita longeva, Ernst Junger, riuscì per ben due volte a vedere la stessa cometa passare. Me lo dissero un giorno certi dotti all'Università. Parlavano di questo vecchio ribelle che avevano pure invitato ma mai si presentò. Non riuscì nemmeno a presentare sè stesso talmente era vecchio. Ma io si che ci andai, avevo poco più di quindici anni. Volevo saperne qualcosa di più di questo Matusalemme moderno. E poi l'occasione era ghiotta: avrei marinato la scuola ma sarei andato all'Università. Ricordo pure che c'erano persone coi caschi quella mattina che proprio non volevano farlo parlare a questo poveretto. Ma attesero inutilmente perchè lui non si presentò. Anche io oggi ho visto la stessa cometa per la seconda volta, nonostante abbia attualmente poco più di un quarto dell'età che aveva lui all'epoca.
    Beh, non è che ne hanno parlato gli astronomi, ma io di questa cometa me ne sono accorto quando ho girato lo sguardo come se fossi stato sfiorato da qualcosa. Una sensazione. Un presente identico ad un passato. Lo stesso divano. Lo stesso disco.
    Era sera, un sabato sera di nove anni fa.
    Il pullman mi aveva poco prima sceso sul piazzale del cimitero, di ritorno dalla settimana bianca organizzata dalla scuola.
    Tornai a casa ed ero solo, tremendamente solo.
    Avete presente la sera del dì di festa? Sì, quella poesia di Leopardi.
    Avete presente quelle persone che smontano i propri stand alla fine di una fiera di paese? C'è sempre qualcuno, in quel silenzio assordante, quello del nulla, quello del "non c'è più nessuno", che finisce le due dita di birra rimaste nella sua pinta di plastica e c'è sempre qualche affamato che implora l'uomo dei panini di riaccendere la piastra per un hot dog. Anche mezzo crudo può andar bene.
    E così quella sera di nove anni fa ero felice della settimana appena trascorsa ma non volli uscire a bere una birra, nonostante fosse sabato. Ricordo le persiane chiuse, il divano della sala e quel disco di De Andrè. Quello strano per intenderci. Quello con le canzoni super-impegnate, alcune addirittura cantate nella sua lingua natìa.
    Mani dietro la nuca, sdraiato e con lo sguardo fisso nel nulla, me lo ascoltai tutto di getto, come incantato.
    Numerosi anni dopo, in uno di quei sabati sera in cui non volli uscire perchè non potevo, ecco di nuovo quel disco e quel divano. E soprattutto quello sguardo nel vuoto. E poi le "Nuvole", quel brano particolare, a tratti ispirato alla omonima commedia di Aristofane. E poi le "Nuvole" dicevo, senza per forza perdermi in lunghe disquisizioni ed accenni ai classici, che oscurano il sole e generano tempesta. Le maledici quando arrivano senza motivo ad oscurarti un cielo sereno. Ma le devi mettere in conto, e con la forza di un gigante devi imparare a soffiarci contro affinchè se ne vadano.
    April 14

    E se lo dicono loro...

    Strage Bologna
    Sentenza definitiva Piena di ombre
    Matteo Bartocci
    (TRATTO DA "IL MANIFESTO" QUOTIDIANO COMUNISTA)

    La storia della strage di Bologna, dal punto di vista processuale, può dirsi ormai finita dopo 27 anni. La Corte di Cassazione ha condannato al massimo della pena, trent'anni di carcere, l'ex Nar Luigi Ciavardini come esecutore materiale - insieme a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro già condannati all'ergastolo - della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La strage più sanguinosa della storia italiana, 85 morti e oltre 200 feriti, ha così tre colpevoli tutti con sentenza definitiva. Ciavardini è già stato condannato per l'omicidio del giudice Mario Amato e del poliziotto Franco Evangelisti («Serpico») davanti al liceo romano Giulio Cesare nel 1980. E' attualmente in carcere per una rapina in banca del 2005.
    Per la magistratura quella di Bologna fu dunque una «strage fascista», come è scritto sulla lapide che ricorda le vittime. Questo giornale, a partire da Rossana Rossanda, ha sempre sottolineato le incongruenze di quel processo e quindi contestato l'addebito di quella strage a Mambro e Fioravanti. Una strage che si inserisce nelle tante trame «nere» che hanno insanguinato il nostro paese.
    In un processo però si stabiliscono le responsabilità personali. E soprattutto nel caso di Ciavardini le carte traballano non poco. L'ex Nar entra nell'inchiesta di Bologna perché nel 1986 Raffella Furiozzi, 19enne torinese detenuta a Paliano, racconta ai magistrati che il suo compagno Diego Nacciò (ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia) aveva saputo da una terza persona (Gilberto Cavallini), che a mettere la bomba a Bologna erano stati i Nar, e in particolare Nanni De Angelis (poi morto suicida) e Massimiliano Taddeini. A rafforzare le indagini sull'estrema destra romana le dichiarazioni di Angelo Izzo (il «mostro del Circeo» poi diventato mallevadore di pentiti in carcere) che ha suggerito ai magistrati bolognesi che siccome c'erano «i ragazzini» De Angelis e Taddeini allora non poteva non esserci anche il loro sodale Luigi Ciavardini. Peccato che un video scagioni i primi due, impegnati il 2 agosto in una partita del campionato di football americano.
    Ciavardini, invece, resta nell'inchiesta. A inchiodarlo per i magistrati c'è soprattutto una misteriosa telefonata con cui avrebbe detto alla fidanzata e a due amici di non raggiungerlo in Veneto con il treno che partiva all'alba da Roma passando per Bologna. In cinque processi non è mai stato provato se questa telefonata sia veramente avvenuta. Il 2 agosto, a quanto afferma lui stesso nell'83 (cioè 3 anni prima di finire nell'inchiesta), era nascosto a Padova insieme a Mambro e Fioravanti. Un «alibi» a favore della Mambro che lo ha legato per sempre alla strage. «Il cerchio si è chiuso - commenta l'associazione dei familiari delle vittime - ora chiediamo la verità anche sui mandanti della strage».

    Forza Diego...

      
    April 13

    Intervista

    Vi segnalo il link di un' intervista fattami pochi giorni fa ed ora apparsa su un mensile distribuito in tutta Roma e provincia.
     
     
    April 12

    Er Pollo e er Mastino

    TRILUSSA


    ER POLLO E ER MASTINO
    tratto da "Le favole"


    Un Pollo che raspava in un giardino
    vidde un Cane Mastino
    senza catena e senza musarola.
    "Riverisco, Eccellenza..."
    je fece er Pollo con un bell'inchino,
    scivolanno sull'urtima parola.
    Spesso, più che la stima, è la prudenza
    che ce consija a fa' la riverenza.
    Prova ne sia che, doppo un mese, er Pollo,
    ner passa' dar cortile d'un ospizzio,
    vidde er Mastino con la corda ar collo.
    "Ah, - dice - finarmente
    t'hanno messo giudizzio!
    Sei finito in cortile! Addio pezzente!"
    "O in giardino o in cortile,
    - rispose er Cane - resto sempre forte;
    tu resti sempre un vile".
     
    (dedicata a Luigi Ciavardini)
    April 04

    Manifesto del futurismo

    1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

    2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

    3-La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

    4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 

    5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

    6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.

    7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

    8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli!  poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

    9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore 

    10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

    11-Noi canteremo  le locomotive dall'ampio petto,  il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

    April 03

    La forza tranquilla

    Ogni volta
    che ho perso il controllo
    mi son fatto male
    mi son sfondato le mani
    mi son fatto arrestare
    ho distrutto cose a cui tenevo
    ho detto cattiverie che non pensavo.
    E non voglio più porte
    che non si chiudono bene
    di spaccarmi le ossa
    o bucarmi le vene
    e non voglio più urlare
    e non voglio più bere
    e non mi va più che mi fanno incazzare
    questi pezzi di merda
    con le facce fasulle
    con i loro racconti
    che non valgono niente
    che non fanno altro
    che complimentarsi
    l'uno con l'altro
    delle loro esistenze,
    della loro codardia
    mascherata da scienza,
    della loro pigrizia,
    della loro impotenza,
    travestiti da uomini
    travestiti da donne
    senza mai un appello
    per le loro condanne
     
    Voglio la forza tranquilla (x3)
     
    Ma la mia rabbia
    danneggia solamente me stesso
    oltre a dargli ragione
    gli da pure il pretesto
    gli da l'arma del numero
    e le lingue taglienti
    e mi brucia col marchio
    che segna i violenti.
    E mi brucia una croce
    fiammante nel petto
    che mi schiaccia lo spirito
    e che mi nega il rispetto
    che mi corre nel ventre
    e mi accorcia il respiro,
    che mi gonfia le tempie
    fino a quando non grido
     
    Voglio la forza tranquilla (x3)
     
    Voglio scavare un fosso
    tra me e la mia rabbia
    voglio la fronte serena
    anche nella minaccia
    voglio puntare alla gola
    e mantenere la distanza
    voglio il tempo prezioso
    di un passo di danza
    voglio la schiena diritta
    e la posa aggraziata
    voglio la mano sicura
    e la lama affilata
    voglio che la mia calma
    sia di gioia e speranza
    e che la mia fierezza
    non semini arroganza.
     
                                      (Sottofasciasemplice)
     
     
    April 01

    La giustizia...

    La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi!
                             (Solone)
    V sec. a. C.