September 06
In quel mondo finto che è il cinema ci si può imbattere in ragionieri travestiti da supereroi, in personaggi apollinei rappresentare il ruolo dei cattivi, in timorate di Dio che giocano a fare le zoccole. In pochi riescono a rappresentare loro stessi nella finzione così come nella realtà. Potrei citare il compianto Steve McQueen ma già ci ha pensato Vasco Rossi in una sua famosissima canzone. Erano i primi anni '80 ed oltreoceano stava per emergere la figura del sex symbol che avrebbe cavalcato quegli anni: Mickey Rourke. Il successo durò poco, appena più di un quinquennio, ma tanto gli bastò a sottomettere Hollywood e a sputargli in faccia. Si potè permettere di sposare Carrè Otis, di percuoterla e perfino di sparargli ad una spalla (lei denunciò il fatto come accidentale) fino poi a lasciarsi per esasperazione, tentò di riconquistarla tagliandosi di netto il dito mignolo, di farselo ricucire, di lasciare il cinema per il pugilato e di piangere per ore alla morte del suo pappagallo. Tornò a recitare parti ininfluenti con il volto tumefatto che nulla aveva più del sex symbol anni '80. Mickey Rourke è stato tutto, è stato alcool, è stato droga, è stata vita spericolata, è stato finanziatore dell'I.R.A., è stato grande amico di Tupac, è stato San Francesco in un film della Cavani, ma soprattutto è stato se stesso. Da qualche anno ha riottenuto ruoli di primo piano in qualche film e l'ovazione di due giorni fa alla mostra di Venezia è stato il sincero tributo ad un uomo che è tornato, seppure malconcio, dall'inferno. Provateci voi...