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日志


4月25日

Due volte la cometa

Nella sua vita longeva, Ernst Junger, riuscì per ben due volte a vedere la stessa cometa passare. Me lo dissero un giorno certi dotti all'Università. Parlavano di questo vecchio ribelle che avevano pure invitato ma mai si presentò. Non riuscì nemmeno a presentare sè stesso talmente era vecchio. Ma io si che ci andai, avevo poco più di quindici anni. Volevo saperne qualcosa di più di questo Matusalemme moderno. E poi l'occasione era ghiotta: avrei marinato la scuola ma sarei andato all'Università. Ricordo pure che c'erano persone coi caschi quella mattina che proprio non volevano farlo parlare a questo poveretto. Ma attesero inutilmente perchè lui non si presentò. Anche io oggi ho visto la stessa cometa per la seconda volta, nonostante abbia attualmente poco più di un quarto dell'età che aveva lui all'epoca.
Beh, non è che ne hanno parlato gli astronomi, ma io di questa cometa me ne sono accorto quando ho girato lo sguardo come se fossi stato sfiorato da qualcosa. Una sensazione. Un presente identico ad un passato. Lo stesso divano. Lo stesso disco.
Era sera, un sabato sera di nove anni fa.
Il pullman mi aveva poco prima sceso sul piazzale del cimitero, di ritorno dalla settimana bianca organizzata dalla scuola.
Tornai a casa ed ero solo, tremendamente solo.
Avete presente la sera del dì di festa? Sì, quella poesia di Leopardi.
Avete presente quelle persone che smontano i propri stand alla fine di una fiera di paese? C'è sempre qualcuno, in quel silenzio assordante, quello del nulla, quello del "non c'è più nessuno", che finisce le due dita di birra rimaste nella sua pinta di plastica e c'è sempre qualche affamato che implora l'uomo dei panini di riaccendere la piastra per un hot dog. Anche mezzo crudo può andar bene.
E così quella sera di nove anni fa ero felice della settimana appena trascorsa ma non volli uscire a bere una birra, nonostante fosse sabato. Ricordo le persiane chiuse, il divano della sala e quel disco di De Andrè. Quello strano per intenderci. Quello con le canzoni super-impegnate, alcune addirittura cantate nella sua lingua natìa.
Mani dietro la nuca, sdraiato e con lo sguardo fisso nel nulla, me lo ascoltai tutto di getto, come incantato.
Numerosi anni dopo, in uno di quei sabati sera in cui non volli uscire perchè non potevo, ecco di nuovo quel disco e quel divano. E soprattutto quello sguardo nel vuoto. E poi le "Nuvole", quel brano particolare, a tratti ispirato alla omonima commedia di Aristofane. E poi le "Nuvole" dicevo, senza per forza perdermi in lunghe disquisizioni ed accenni ai classici, che oscurano il sole e generano tempesta. Le maledici quando arrivano senza motivo ad oscurarti un cielo sereno. Ma le devi mettere in conto, e con la forza di un gigante devi imparare a soffiarci contro affinchè se ne vadano.
4月14日

E se lo dicono loro...

Strage Bologna
Sentenza definitiva Piena di ombre
Matteo Bartocci
(TRATTO DA "IL MANIFESTO" QUOTIDIANO COMUNISTA)

La storia della strage di Bologna, dal punto di vista processuale, può dirsi ormai finita dopo 27 anni. La Corte di Cassazione ha condannato al massimo della pena, trent'anni di carcere, l'ex Nar Luigi Ciavardini come esecutore materiale - insieme a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro già condannati all'ergastolo - della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La strage più sanguinosa della storia italiana, 85 morti e oltre 200 feriti, ha così tre colpevoli tutti con sentenza definitiva. Ciavardini è già stato condannato per l'omicidio del giudice Mario Amato e del poliziotto Franco Evangelisti («Serpico») davanti al liceo romano Giulio Cesare nel 1980. E' attualmente in carcere per una rapina in banca del 2005.
Per la magistratura quella di Bologna fu dunque una «strage fascista», come è scritto sulla lapide che ricorda le vittime. Questo giornale, a partire da Rossana Rossanda, ha sempre sottolineato le incongruenze di quel processo e quindi contestato l'addebito di quella strage a Mambro e Fioravanti. Una strage che si inserisce nelle tante trame «nere» che hanno insanguinato il nostro paese.
In un processo però si stabiliscono le responsabilità personali. E soprattutto nel caso di Ciavardini le carte traballano non poco. L'ex Nar entra nell'inchiesta di Bologna perché nel 1986 Raffella Furiozzi, 19enne torinese detenuta a Paliano, racconta ai magistrati che il suo compagno Diego Nacciò (ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia) aveva saputo da una terza persona (Gilberto Cavallini), che a mettere la bomba a Bologna erano stati i Nar, e in particolare Nanni De Angelis (poi morto suicida) e Massimiliano Taddeini. A rafforzare le indagini sull'estrema destra romana le dichiarazioni di Angelo Izzo (il «mostro del Circeo» poi diventato mallevadore di pentiti in carcere) che ha suggerito ai magistrati bolognesi che siccome c'erano «i ragazzini» De Angelis e Taddeini allora non poteva non esserci anche il loro sodale Luigi Ciavardini. Peccato che un video scagioni i primi due, impegnati il 2 agosto in una partita del campionato di football americano.
Ciavardini, invece, resta nell'inchiesta. A inchiodarlo per i magistrati c'è soprattutto una misteriosa telefonata con cui avrebbe detto alla fidanzata e a due amici di non raggiungerlo in Veneto con il treno che partiva all'alba da Roma passando per Bologna. In cinque processi non è mai stato provato se questa telefonata sia veramente avvenuta. Il 2 agosto, a quanto afferma lui stesso nell'83 (cioè 3 anni prima di finire nell'inchiesta), era nascosto a Padova insieme a Mambro e Fioravanti. Un «alibi» a favore della Mambro che lo ha legato per sempre alla strage. «Il cerchio si è chiuso - commenta l'associazione dei familiari delle vittime - ora chiediamo la verità anche sui mandanti della strage».

Forza Diego...

  
4月13日

Intervista

Vi segnalo il link di un' intervista fattami pochi giorni fa ed ora apparsa su un mensile distribuito in tutta Roma e provincia.
 
 
4月12日

Er Pollo e er Mastino

TRILUSSA


ER POLLO E ER MASTINO
tratto da "Le favole"


Un Pollo che raspava in un giardino
vidde un Cane Mastino
senza catena e senza musarola.
"Riverisco, Eccellenza..."
je fece er Pollo con un bell'inchino,
scivolanno sull'urtima parola.
Spesso, più che la stima, è la prudenza
che ce consija a fa' la riverenza.
Prova ne sia che, doppo un mese, er Pollo,
ner passa' dar cortile d'un ospizzio,
vidde er Mastino con la corda ar collo.
"Ah, - dice - finarmente
t'hanno messo giudizzio!
Sei finito in cortile! Addio pezzente!"
"O in giardino o in cortile,
- rispose er Cane - resto sempre forte;
tu resti sempre un vile".
 
(dedicata a Luigi Ciavardini)
4月4日

Manifesto del futurismo

1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 

5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli!  poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore 

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo  le locomotive dall'ampio petto,  il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

4月3日

La forza tranquilla

Ogni volta
che ho perso il controllo
mi son fatto male
mi son sfondato le mani
mi son fatto arrestare
ho distrutto cose a cui tenevo
ho detto cattiverie che non pensavo.
E non voglio più porte
che non si chiudono bene
di spaccarmi le ossa
o bucarmi le vene
e non voglio più urlare
e non voglio più bere
e non mi va più che mi fanno incazzare
questi pezzi di merda
con le facce fasulle
con i loro racconti
che non valgono niente
che non fanno altro
che complimentarsi
l'uno con l'altro
delle loro esistenze,
della loro codardia
mascherata da scienza,
della loro pigrizia,
della loro impotenza,
travestiti da uomini
travestiti da donne
senza mai un appello
per le loro condanne
 
Voglio la forza tranquilla (x3)
 
Ma la mia rabbia
danneggia solamente me stesso
oltre a dargli ragione
gli da pure il pretesto
gli da l'arma del numero
e le lingue taglienti
e mi brucia col marchio
che segna i violenti.
E mi brucia una croce
fiammante nel petto
che mi schiaccia lo spirito
e che mi nega il rispetto
che mi corre nel ventre
e mi accorcia il respiro,
che mi gonfia le tempie
fino a quando non grido
 
Voglio la forza tranquilla (x3)
 
Voglio scavare un fosso
tra me e la mia rabbia
voglio la fronte serena
anche nella minaccia
voglio puntare alla gola
e mantenere la distanza
voglio il tempo prezioso
di un passo di danza
voglio la schiena diritta
e la posa aggraziata
voglio la mano sicura
e la lama affilata
voglio che la mia calma
sia di gioia e speranza
e che la mia fierezza
non semini arroganza.
 
                                  (Sottofasciasemplice)
 
 
4月1日

La giustizia...

La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi!
                         (Solone)
V sec. a. C.
3月25日

Che fretta c'era, maledetta primavera...

Oggi è tornata l'ora legale,
ci si sveglia e non sono le 7 del mattino ma le 8. Non passa Mohammad a portarti il latte e se ce lo vuoi anche un pò di caffè. Lo guardi in faccia ed è pieno di cicatrici e senza i denti davanti. Il giorno passeggia con la cartellina; dice che va a scuola (non si sa se di vita o di italiano). Sorride beffardo, sa che dentro quel latte c'è il bromuro, lo so bene pure io che stranamente non provo stimoli al mattino. C'è pronto a casa un bel caffè e latte e delle fette biscottate ai cereali del Mulino bianco. Sul tavolo c'è anche della marmellata dolcissima alle albicocche. Qualcosa di dolce finalmente, sicuramente più dolce del pane a secco. Il companatico te lo danno all'alimentari dice il secondino dallo spioncino. Ti osserva minaccioso, non ride mai. Il grande fratello è lì dentro. Sa tutto di te pur non conoscendoti. Ti osserva quando vai al bagno; nessuno ha provato in realtà ad andarci...alla fine sei costretto per non morire. Guardi il water e ci vedi la merda altrui, al bidet ci sono peli che non ti appartengono, vorresti pulirti le mani ma non sai con quelle saponette chi ci si è lavato. Tieni la saponetta stretta forte tra le mani, devi fare attenzione che non ti sfugga e non vada per terra. Questa è la legge. Dura lex sed lex, dicevano i romani. Già la legge! Quanto l'ho cercata, quanto l'ho studiata, ma non è servito a niente. Al mondo i "più" sanno chi governa. Ma dentro c'è un'altra legge. Parla poco, fatti i cazzi tuoi, rispondi solo a domanda fatta; allora saremo amici. Sì, ti ho sentito stamane mentre andavi in doccia, quei versi li conosco bene: Se non siamo gigli siam pur sempre figli, vittime di questo mondo. Sì sì la conosco. Sorrido. E tu continui a fischiettarla. A Valè, te l'eri mai visto "Uomini e Donne"? No, mai. Ahahahahha. E "Centovetrine"? Mamma mia, se lo sapesse mia madre. E mia madre sà già tutto e piange dietro i vetri. Quei vetri che separano due mondi. I bravi e i cattivi. I bravi? Quelli stanno solo ai "Promessi Sposi" a Riccardì, mi urla un vicino. Già, mica è detto che chi è fuori è meglio di chi sta dentro, magari è stato solo più fortunato...e non venitemi a dire che Sircana è meglio di Mohammad. Almeno lo sdentato non era portavoce di un governo.
Oggi è tornata l'ora legale, vuol dire che prima c'è stata un'ora illegale?
Non lo so, ma non sembra sia ancora arrivata la primavera. Che fretta c'era, maledetta primavera...
3月23日

Figli di un dio minore?

Quanti cretini nella sinistra chic

Marcello Veneziani su Libero

Devo raccontarvi una piccola, grave vicenda che ha dell'incredibile e che mi ha disgustato, indignato e rattristato. Qualche giorno fa ho partecipato a Roma ad un convegno filosofico-letterario di nessun significato politico o ideologico. La sera siamo stati invitati a cena da una signora. Terrazza romana, si vede san Pietro, mettiamo via dei Pettinari.

Alla fine non ci vado per un imprevisto. Il giorno dopo apprendo da due persone che vi hanno partecipato una strana storia: tre invitati di sinistra, professionisti radical chic, che pubblicano pure, avevano deciso di non venire perché c'ero io. Due di loro, una coppia che abita lì, li ha rassicurati che non ci sarei più andato, scendono a cena. Ma per prepararsi fanno aspettare gli altri invitati per circa un'ora. Che la festa cominci. Che ve ne pare? Mi hanno beccato con un viados o una mazzetta, sono un pedofilo o un razzista, ho stuprato o aggredito qualcuno, magari di sinistra o gay, sporco per terra nelle feste, vomito sugli invitati, non so, ho commesso qualche crimine; c'è insomma qualcosa di cui debba vergognarmi? Si, di essere di destra, anzi peggio, di scrivere libri e articoli di destra, per giunta per Libero, che come scriveva ieri Michele Serra su la Repubblica, è la musa ispiratrice di assessori come Prosperini che fanno battute rozze e cattive contro i gay. Se sei un macellaio di destra ti disprezzano con fare snob, ma attribuiscono alla tua ignoranza le tue preferenze: in fondo è un animale, sembrano dire. Ma se sei intellettuale, sei in mala fede, sei da cancellare.

Teppaglia chic
Per non coinvolgere testimoni e padrona di casa, non farò nomi; ma se vi dicessi che questa gentaglia chic, che si rifiuta di venire a cena perché ci sono io, ha a che fare con La Repubblica? Dovremmo dire, come scrive Serra per Libero, che il mandante di questo razzismo è il quotidiano di Mauro e di Serra medesimo? Potremmo anche dire che come La Repubblica disprezza e ignora chi è a destra, la stessa cosa di riflesso poi fanno i suoi famigli. Potrei pure aggiungere che non dobbiamo poi lamentarci se trovano nelle agende delle nuove Brigate rosse a Milano gli attentati a quelli di destra, ai "fascisti"; vi parlo di ieri, non di trent'anni fa. Il disprezzo delle terrazze, si tramuta in odio su strada? No, evito di dirlo.

Ma lasciate che io dica a questi tre signori, due romani e un veneziano: siete incivili, siete miserabili, siete cretini. Siete volgari nonostante le vostre terrazze, siete rozzi nonostante i vostri titoli di studio e le vostre frequentazioni altolocate. Puzzate della peggior rogna che si possa avere addosso: la boria di chi sente di appartenere a qualche razza eletta. Ma eletta da chi? Siete delle nullità vestite a festa dall'ideologia. Se fosse un episodio isolato, direi è un incidente. Capitano i cretini sulla faccia della terra. Ma queste storie le vivo da decenni, ormai. Una volta fu un Nobel per l'economia, un'altra un filosofo debole, un altra un attore che si alzò da tavola appena io mi sedetti; e altra gentaglia di lusso si è comportata allo stesso modo. Ma le cose che mi colpiscono di più sono quando se la prendono con terzi, del tutto ignari. Come i miei figli. Se insistete, prendetevela con me, ma lasciate stare loro. Ricordo alla scuola media, a mia figlia; un'insegnante la chiamò in disparte, dopo la mia partecipazione ad un programma in Tv e le disse: se ti chiedono se sei figlia di M.V. tu nega, è solo omonimia. E lei tornò come se suo padre fosse un mostro. E in questi giorni non ho voluto credere a quel che dicevano gli amici di mio figlio, che al suo primo esame di filosofia a Roma, alla prima domanda, una docente col manifesto sotto il braccio che l'avrebbe identificato come mio figlio, l'ha bocciato. No, avevo detto, non mi convincerete che l'ha fatto perché era mio figlio. E dire che mio figlio non la pensa come me; ma è geneticamente, etnicamente macchiato. E non vi ricordo le conferenze che mi sono impedite dai facinorosi di sinistra, gli accessi che sono proibiti in tanti campi, la patina di disprezzo per fortuna ampiamente ricompensata da testimonianze, assai più numerose, spontanee e gratuite di ammirazione e attenzione da parte di altra gente, anche di sinistra. Mi capita di subire discriminazioni non solo sui libri che scrivo ma perfino su quelli che mi bruciano: ricordo le vomitevoli ironie e perfino le accuse nei miei confronti, del tipo te lo sei meritato perché sei di destra, che lessi sui giornali. Stavo già male, mi fecero più male. Fosse capitato a uno scrittore di sinistra, sai la solidarietà militante e i cortei...

Abusivi incivili
Ah, come mi stanca parlare ancora dopo trent'anni di queste misere cose, ripetere tutto il repertorio vittimista di proteste. Sapete quante riserve ho su questa sottospecie di centro-destra; ma quando volto lo sguardo a sinistra mi sale lo schifo. Fate schifo voi che siete razzisti e voi che tacete sui vostri giornali. Fate schifo, ve lo dico con tutto il cuore e la mente. Se non fosse perché sono profondamente italiano e sono legato alla lingua, per mestiere e vocazione, sarei già andato via da un paese così incivile dove per i moderati cerchiobottisti tu non esisti (ne scrissi martedì scorso) e per i radical doppiopesisti tu meriti di non esistere. Ma ad andarvene, semmai, dovreste essere voi. Siete abusivi in una città antica e civile come Roma o Venezia, non meritate di guardare san Pietro e nemmeno i campanili e le rovine di Roma, perché sono testimonianze di civiltà , la civiltà cristiana e la civiltà romana del diritto. E voi siete incivili.

3月22日

Vivi la vita

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
 
            (Madre Teresa)
                                   
(A Valerio, Daniele, Emanuele, Andrea, Adriano, Giovanni, Maurizio, Claudio, Valerio, Manuel, Massimo). Scritto in verde...il colore della speranza!
2月19日

1977

Ho appena finito di leggere "1977: L'ultima foto di famiglia" di Lucia Annunziata. Che cazzo te leggi?
Sì sì so già che questo è quello che starete pensando tutti voi...in fondo se l'Annunziata scrive come parla c'è da annoiarsi di sicuro. Sempre seria, con quel mascellone da mastino napoletano e quell'occhio storto fa proprio ribrezzo. Una cosa è certa: farà pure schifo ma ha scritto un gran libro, una bella cronaca di quei giorni all'università di 30 anni fa, iniziati proprio il 17 Gennaio alla Sapienza con la cacciata del leader della CGIL Lama (Lama non l'ama nessuno) dall'università assieme a tutto il servizio d'ordine del PCI e degli operai della CGIL. "Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn, capelli corti generale ci parlò all'università dei fratelli tute blu che seppellirono le asce...ma non fumammo con lui non era venuto in pace" ricordava così De Andrè quel giorno.
La cosa buffa è che a cacciare Lama non furono i fascisti del MSI...ma gli autonomi e tutto il movimento studentesco (da Lotta continua agli indiani metropolitani). Il libro è interessante perchè oltre a descrivere straordinariamente episodi di violenza reale, ripercorre lo strappo tra Movimento e Pci e a loro volta tra Movimento e movimento (Autonomi contro Lc, femministe, indiani ecc...). Vi riporto ora un pezzo del libro:
"Fiatone, sirene lontane, pioggia, il rumore ritmico di tanti piedi sul selciato romano. Più che camminare siamo spinti in avanti, ma il punto da cui nasce questa spinta non è chiaro. D'impeto sbuchiamo a Piazza del Popolo. Vuota, lucida d'acqua, senza una macchina, mai vista prima. A metà la massa scura della polizia, scudi trasparenti, la prima fila è in ginocchio, con i fucili puntati. Istanti. Il corteo non sa cosa ci sia davanti e continua a premere. Lo spazio diminuisce. Un urlo rompe le esitazioni:"Cossiga prenditelo in culo" e le fiamme di una molotov fanno alzare il primo muro di fuoco contro i fucili dei celerini".
2月16日

Noi che gli anni '80...

 
  • Noi che giocavamo a Nascondino a tutte le ore.
  • Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella...
  • Noi che giocavamo a pallone anche in casa, con la palla di spugna.
  • Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
  • Noi che il cubo di Rubik non l'abbiamo mai finito, perlomeno senza barare..
  • Noi che ci scambiavamo le figurine prima delle lezioni (e durante, e dopo..).
  • Noi che giocavamo a nomi cose e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
  • Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
  • Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
  • Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
  • Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
  • Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga
  • Noi che a Natale guardavamo "Il piccolo lord", perchè lo davano fisso.
  • Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
  • Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
  • Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
  • Noi che ai compleanni il regalo per il festeggiato ce lo sceglieva la mamma.
  • Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
  • Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
  • Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
  • Noi che leggevamo Geppo, Tiramolla, Bullo e Birillo, Soldino e Nonna Abelarda.
  • Noi che vendevamo i vecchi giornalini di Topolino sotto casa.
  • Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
  • Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
  • Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
  • Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
  • Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
  • Noi che avevamo "il libro delle vacanze", ma i compiti d'estate non li facevamo.
  • Noi che abbiamo pianto quando l'Italia ha perso contro l'Argentina a Napoli.
  • Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
  • Noi che avevamo la calcolatrice nell'orologio al quarzo.
  • Noi che conoscevamo solo il Presidente della Repubblica perchè c'era la sua foto in classe.
  • Noi che del mondo politico conoscevamo anche Spadolini solo perchè era grassissimo.
  • Noi che avevamo tutti i capelli corti a spazzola.
  • Noi che indossavamo maglie che pizzicavano.
  • Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
  • Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
  • Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale dei Giardini".
  • Noi che se avevi "Vicolo Corto e Vicolo Stretto" perdevi sicuro.
  • Noi che non mancava neanche "dire fare baciare lettera testamento".
  • Noi che se sospettavamo che ci volevano fare la puntura, ci nascondevamo sotto il letto.
  • Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
  • Noi che abbiamo maneggiato sostanze chimiche come il pongo, il DAS e la gommapane.
  • Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
  • 2月14日

    Valentino

    Oh! Valentino vestito di nuovo,
    come le brocche dei biancospini!
    Solo, ai piedini provati dal rovo
    porti la pelle de' tuoi piedini;
    porti le scarpe che mamma ti fece,
    che non mutasti mai da quel dì,
    che non costarono un picciolo: in vece
    costa il vestito che ti cucì.
    Costa; ché mamma già tutto ci spese
    quel tintinnante salvadanaio:
    ora esso è vuoto; e cantò più d'un mese
    per riempirlo, tutto il pollaio.
    Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
    non ti bastava, tremavi, ahimè!,
    e le galline cantavano, Un cocco!
    ecco ecco un cocco un cocco per te!

    Poi, le galline chiocciarono, e venne
    marzo, e tu, magro contadinello,
    restasti a mezzo, così con le penne,
    ma nudi i piedi, come un uccello:
    come l'uccello venuto dal mare,
    che tra il ciliegio salta, e non sa
    ch'oltre il beccare, il cantare, l'amare,
    ci sia qualch'altra felicità.
                                               Giovanni Pascoli
                                         (Canti di Castelvecchio)
    2月13日

    Il video più trash della storia (estate 1992)...mamma mia che ricordi!!!

      
    2月1日

    My way

      

    Festa Maltese 2 Febbraio

    Sarà di nuovo festa al Maltese...
    dopo l'enorme successo della scorsa tutti i drughi, le modette, gli sbandati, i parioli, gli alcolizzati cronici, i randagi, i senza casa, i ragazzi e le ragazze della Roma bene, sono invitati a trascorrere insieme un'altra serata da urlo al nostro pub...chi manca ha sempre torto!!!
    1月26日

    Una poesia bella davvero...

    FALCHI FERITI

     

    La vertebra spezzata dell'ala sporge dalla spalla incrostata,
    L'ala strascina come uno stendardo sconfitto,
    Non spazierà più nel cielo ma dovrà vivere nella fame
    E nel dolore per giorni: né gatto né coyote
    Accorceranno la settimana d'agonia, c’è preda senza artigli.
    Sotto il cespuglio di quercia attende
    I piedi zoppicanti della salvazione; di notte ricorda la libertà
    E in sogno vola; l'alba guasta tutto.
    Egli è forte e per i forti il dolore è peggio, peggio l'incapacità.
    Di giorno cani randagi vengono a tormentarlo
    Da lontano, solo la morte liberatrice gli farà chinare il capo,
    Pronto, intrepido, gli occhi terribili.
    Il dio selvaggio del mondo talvolta è pietoso con chi chiede
    Pietà, di rado con gli arroganti.
    Voi, gente di parrocchia, non lo conoscete, o l'avete scordato;
    Indomabile e feroce, il falco lo ricorda;
    Bello e selvaggio, i falchi e gli uomini morenti lo ricordano.

    Preferirei, salvo le penalità, uccidere un uomo che un falco;

    Ma al grande codirosso non restava che impotente miseria

    L’osso troppo fratturato per risanare,

    L’ala strascinava sotto gli artigli se si muoveva.

    Lo nutrimmo per sei settimane,

    Poi lo misi in libertà, s’aggirò pei colli del promontorio

    E a sera tornò, chiedendo la morte,

    Non come mendicante, negli occhi c’era la vecchia indomita arroganza.

    Gli feci dono del piombo nel crepuscolo.

    Ciò che cadde era languido, piume di civetta, morbide penne femminee;

    Ma quello che si librò, Il guizzo impetuoso:gli aironi notturni

    Lungo il fiume in piena strepitarono di paura

    Quando si levò,

    Prima che fosse del tutto spoglio di realtà.

     

    Robinson Jeffers

    1月21日

    Vivere...

    Vivere...è passato tanto tempo,
    vivere è un ricordo senza tempo...
    Avete presente quei pranzi domenicali?
    Oggi c'eravamo proprio tutti a casa di Nonna Enrichetta. Già perchè nonostante abbia 75 anni tutti continuano ancora a chiamarla così, come durante la sua infanzia quando era la più piccola di 3 sorelle e 1 fratello.
    Il boss Tonino sedeva di lato a fianco allo zio tuttofare. A capotavola la bella Micky e Leoluca Bagarella...
    Il pranzo aveva inizio con degli ottimi frittelli di patate, quella specialità così semplice e così buona che ci allieta ogni Natale. Quelle mani nella cesta desiderose di accaparrarsi per prime le delizie che tanto fanno di Italia nazionalpopolare, quei bicchieri mezzi-pieni di vino rosso, quei discorsi già fatti e quelli ancora da finire che si susseguono come vagoni di un treno. Giuly che vuole il motorino (anzi la "macchinetta") e colleziona tutti 8 allo Scientifico, Micky che prepara la sua partenza per Londra, Cris e Luca prossimi al matrimonio mi hanno ricordato la vita che corre troppo in fretta e non si lascia dietro i nostalgici. E tu? Tu chi sei? Stanno crescendo tutti tranne te...
    Ti guardi le rughe sotto gli occhi e le numerose ossa rotte che cominciano a duolerti nelle giornate fredde, il Moncler fortunatamente riesce ancora a scaldarle. Cammini solitario la notte quando torni dal lavoro per quelle vie che ti hanno cresciuto...ripensi a quando anche te hai voluto il motorino, alle prime ragazze che ci hai portato sopra, a quel Natale dove non mangiasti carne perchè volevi diventare vegetariano. A nonno che ti offriva il pangiallo e tu lo rifiutavi. Quello stesso nonno, pugile ed artigiano, che ti guardava serio perchè ti voleva come lui. Lui che dava pugni di rabbia per combattere la fame e tu che li hai dati per noia al campetto della Maramotti, quando si tornava a casa coi jeans sgarrati ed i segni sul collo. Quei giorni in cui si giocava ad essere i ragazzi della via Pàl, dove tra la saletta di Federico ed il Divertone correvano 30 metri che per noi sembravano un'infinità.
    Mentre sorseggi il caffè sfogli gli album ricordo e ti rivedi bambino. La spiaggia di Lido dei Pini dove hai quasi rotto una gamba ad un vù cumprà con una profonda buca nella sabbia, la comare Marcella (che per scaramanzia faceva sempre le corna quando entravi a casa sua!) a cui hai pisciato nei vasi, Zia Vanda, sì proprio lei, la zia coi baffi che ti regalò un bagnoschiuma per Natale (prezzo 1000 lire). Cristiana adolescente a cui sputasti in testa dal 5° piano, le successive botte prese da lei e Vincenzo. Le notti insonni di nonno davanti al televisore a seguire il pugilato, Micky vestita da suora e Giuly vestita da ape a Carnevale. Io coi boccoli in braccio ai miei defunti zii. A zio Roberto e zio Quirino (sposi delle sorelle di nonna e quindi alleati di nonno), a zio Aldo che in questo momento sta soffrendo la moglie scomparsa ed un figlio in comunità (dai Robertino che ce la farai!), a Stefano e Cristian che mi facevano le corna e mi chiama(va)no Suricchio (deformazione di Riccardo-Ricky-Ricchio-Auricchio-Suricchio), ai prati di Guadagnolo con nonno Igilio e Maria...all'amore che provo per tutti voi in questo istante!
    Vivere e sorridere dei guai
    così come non hai fatto mai
    e poi pensare che domani sarà sempre meglio
    oggi non ho tempo
    oggi voglio stare spento...
    1月18日

    Festa Anni '70 (...oppure festa anni 270)

    Domani sera lo staff del Maltese insieme agli S.P.Q.R. Skinheads organizzano una festa revival...se sei mod's, skin, punk, casual o quello che cazzo ti pare ti aspettiamo al nostro pub in piazza Epiro-Angolo via Lusitania per festeggiare insieme.
    Non lucreremo una lira da questa festa, il ricavato andrà al fondo cassa per pagare gli avvocati che curano i nostri numerosi processi!
    Vi aspettiamo...chi viene vale chi non viene è un vile!!!